Presentazione

XXI Edizione - 2016

dal 2 al 21 giugno 2016

Il Festival delle Colline Torinesi è giunto alla ventunesima edizione. Dato che giocare coi numeri è divertente, qualche volta istruttivo, ci domandiamo quale segreto nasconda il 21. Per molti esperti di numerologia il 21 segnala la stabilità economica. Scherziamo? Non esiste stabilità economica per buona parte dei festival italiani: è una falsa corrispondenza. Tagli, ritardati pagamenti dei contributi da parte degli Enti Pubblici ecc... Meglio rivolgersi alla cabala. Il 21 viene abbinato alla donna. Giusto, questa volta. Il Festival 2016 è dedicato proprio alla figura femminile. Molti spettacoli del cartellone sono creati, diretti, interpretati da donne. Molti testi sono scritti da donne. Giulietta Debernardi, Martina Marti, Suad Omar, Alessia Bellotto, Lucia Rea, Roberta Rosignoli, Ana Maria Sandu, Silvia C─âlin, Nicoleta Lefter, Licia Lanera, Nina Martorana, Roberta Bosetti, Daniela Nicolò, Silvia Calderoni, Capucine Ferry, Emilie Flamant, Anna Gualdo, Liliana Laera, Catarina Vieira, Angeliki Papoulia, Daria Deflorian, Ruth Rosenthal, Elvira Frosini, Agota Kristof, Alice Conti, Olivia Manescalchi, Michela Lucenti, Ambra Chiarello, Giorgia Cerruti, Letizia Battaglia, Pietra Selva, Serena Barone, Gloria Liberati, Mona Ahmadi, Ainaz Azarhoush, Elham Korda, Mahin Sadri, Patrizia Vercesi, Iohanna Benvegna, Francesca Scapinello, Mariagioia Ubaldi, Irene Ramilli, Gioia Costa, Irina Wolf. Senza contare che lo staff del Festival è tutto femminile. Nella smorfia il 21 rappresenta la donna nuda. Se ce n'è qualcuna in scena, o anche qualche uomo nudo, si vedrà, senza più scandalizzarsi. E ancora, il 21 è l'ottavo numero della serie di Fibonacci. Nel 2006 il segno d'artista del Festival fu la serie di Fibonacci di Mario Merz. Ecco che dieci anni dopo la celebre successione di numeri interi positivi rientra in gioco. Il 21 è, guarda caso, il simbolo della spirale, cioè più che mai evoca Fibonacci/Merz. Oltretutto il segno d'artista del Festival di quest'anno è di Botto&Bruno che alla Fondazione Merz propongono la straordinaria personale dal titolo "Society, you're a crazy breed" (come non dargli ragione?). Nel disegno degli artisti torinesi ci sono tutti gli elementi della loro poetica: il paesaggio industriale che simbolizza il degrado, l'inquinamento, un personaggio che nasconde il volto, le pozzanghere in cui non si riflette alcuna bellezza. Altro che Narciso! È forse il mondo dei nostri giorni, tra perdita di senso, progresso non sostenibile, attentati e guerre, mafia, diaspora dei profughi, che ci fa perdere la faccia? Il teatro esprima la sua parte di denuncia, anche se non è più un mass-media, anche se non è "infinitamente riproducibile". Le intenzioni degli spettacoli italiani o che provengono dalla Francia, dalla Grecia, dalla Romania, dall'Iran, da Israele, degli artisti tedeschi, argentini, somali, confermano questa volontà.
21 infine sono le lettere dell'alfabeto italiano. Nel 2018 si ricomincerà daccapo, con un altro alfabeto da snocciolare?
Una cosa è certa fuor di numerologia: Torino Creazione Contemporanea - Festival delle Colline Torinesi riprende con passione il cammino dopo aver scritto i suoi primi vent'anni (anche in un libro) e dopo qualche incertezza sul futuro. Lo riprende - con l'accresciuta collaborazione di vari partner e sostenitori - sulle tracce indicate nel progetto triennale 2015/2017 del MiBACT valorizzando, come detto, il lavoro di autrici, attrici, registe, performer con una comune vocazione a raccontare e rappresentare le biografie di personaggi femminili o di se stesse, e ancora sottolineando le loro scelte socio-politiche, le loro battaglie di civiltà. Sono le donne ad incarnare qualche speranza di progresso? Forse sì. Le proposte delle compagnie per il cartellone della ventunesima edizione hanno completato questo indirizzo con una riflessione diffusa sull'identità di genere, sull'orientamento sessuale e sui contrasti che certe scelte individuali comportano in ambito sociale, sulle difficoltà ad affermarle. Un sottotema che può apparire solo moda ma che è, invece, fondamentale.

Sergio Ariotti

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