Presentazione

22° EDIZIONE - 2017

dal 4 al 22 giugno 2017

Tra i fotomontaggi dadaisti più noti ci sono quelli, con volti e corpi, di Hanna Höch, talentuosa artista di ambiente berlinese. Il collettivo teatrale femminile She She Pop, proprio di Berlino, utilizza in scena, tanti anni dopo la Höch, video-collage di straordinaria bizzarria, che ricordano quelli fotografici dei pionieri dadaisti. Lo spettacolo di She She Pop 50 Grades of Shame, appuntamento clou del cartellone 2017, è ispirato al "dramma  dei bambini" di Wedekind Risveglio di primavera e al romanzo Cinquanta sfumature di grigio della scrittrice inglese Erika Leonard James.

Dedicato alla donna, testimone della contemporaneità, la ventiduesima edizione del Festival porta alla ribalta parecchie autrici, come appunto la James, o Sasha Marianna Salzmann, Annie Ernaux, Milena Costanzo, Magdalena Barile, registe, come Paola Rota, Daniela Nicolò, Fiona Sansone, Chiara Guidi, tantissime interpreti e performer di qualità. Ed è un grande onore che il segno d'artista del Festival 2017 sia stato donato da Marisa Merz, unica rappresentante femminile del movimento dell'Arte Povera. In questi mesi il Met Breuer di New York e l'Hammer Museum di Los Angeles ospitano una sua bella retrospettiva.

Ventisette sono nel cartellone le compagnie che presentano i loro lavori, alcuni in prima assoluta, altri in prima nazionale o regionale, con nomi di spicco della creazione contemporanea italiana, e altri di giovani. Paesi ospiti da cui provengono gli spettacoli internazionali sono Germania, Grecia, Serbia e Libano. 

Tornano al Festival tre compagnie della Romagna Felix, ovvero Motus, con Raffiche, reinvenzione di una pièce minore di Jean Genet, in una versione provocatoriamente al femminile, Fanny & Alexander, che in occasione del venticinquesimo compleanno della compagnia propone Da parte loro nessuna domanda imbarazzante (con la regia di Luigi De Angelis), una ricognizione teatrale nel popolare mondo letterario di Elena Ferrante, e la Socìetas, con Chiara Guidi interprete e regista di Lettere dalla notte liberamente tratto dagli scritti di Nelly Sachs, Premio Nobel 1966. Nelle sue poesie si intravede il cammino doloroso dei popoli. Un altro ritorno dopo qualche anno di assenza è quello di Babilonia Teatri con Pedigree, messa in scena di un testo inedito, firmato da Valeria Raimondi e Enrico Castellani, che racconta di due mamme in una sola famiglia. Altri fedelissimi del Festival sono Roberta Bosetti e Renato Cuocolo, alle prese con il nuovo spettacolo, Roberta va sulla luna, che dagli anni dell'allunaggio dell'Apollo 11 spazia fino al nostro tempo, Scena Verticale, che presenta Masculu e Fìammina, interpretato da Saverio La Ruina, con un uomo che racconta se stesso e la sua identità sessuale sulla tomba della madre. Nasce in Russia, vive a Istanbul ma è tedesca Sasha Marianna Salzmann, giovane autrice del testo Lingua Madre Mameloschn, messo in scena da Paola Rota, che contrappone le donne di tre generazioni di una famiglia ebrea. Lo spettacolo fa parte del progetto Fabulamundi.Playwriting Europe della Pav di Roma ed è coprodotto dallo Stabile di Genova. A richiamare il tema del femminile c'è ancora Ifigenia in Cardiff dell'inglese Gary Owen, con Roberta Caronia, nuova escursione di Valter Malosti nella drammaturgia contemporanea. Il Festival 2017 corona poi l'articolato percorso culturale di Massimiliano e Gianluca De Serio: il loro Stanze/Qolalka, ha per protagonista, con Abdullahi Ahmed Abdullahi, l'attrice somala Suad Omar. Un altro percorso che si completa al Festival è quello di Elvira Frosini e Daniele Timpano. I due presentano Acqua di colonia che affronta il tema del colonialismo italiano. Al copione ha collaborato la scrittrice Igiaba Scego.

Altre grandi donne sono evocate da Emily di e con Milena Costanzo, seconda parte del progetto su Sexton, Dickinson e Weil, così come da Amelia la strega che ammalia and friends (Amelia è Amelia Rosselli) di Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa. Una singolare e sventurata eroina zingara, poetessa anch'ella, Bronislawa Wajs, nome d'arte Papusza, la presenta Elena Bucci in Corale numero uno, liberamente tratto dal testo Sputa tre volte di Davide Reviati, uno dei più interessanti autori di graphic novel internazionale. Tornano al Festival anche Deflorian/Tagliarini con Il cielo non è un fondale, già applaudito a Losanna e Parigi. Lo sfondo, in questo caso, è, sulla falsariga dei Passages di Benjamin, il contesto urbano. Annie Ernaux ha ispirato questa ricerca. Caratteristiche originali - voce e musica - le evidenzia The Black's Tales Tour di Licia Lanera che sarà al dancing neo-liberty Le Roi Music Hall, progettato da Carlo Mollino, con un monologo da Grimm e Andersen. Ancora combinazioni di prosa e musica caratterizzano la prova di Saba Anglana, cantante italo-somala, in Abebech - Fiore che sboccia, il sacro nella cultura d'Etiopia. Lo spettacolo, prodotto per l'occasione da Assemblea Teatro, racconta la storia vera di una donna etiope. Le musiche eseguite dal vivo sono di Fabio Barovero. Analoga formula la propone Marta Dalla Via in Personale Politico Pentothal, opera rap per Andrea Pazienza, con cinque rapper sul palco, che sancisce una collaborazione con La Piccionaia di Vicenza. Completano invece il segmento internazionale il performer greco Euripides Laskaridis con la sua performance Titans, Ksenija Martinovic che presenta in italiano Diario di una casalinga serba, tratto dal romanzo omonimo di Mirjana Bobic Mojsilovic, per la regia di Fiona Sansone, e gli artisti libanesi Lina Majdalanie e Rabih Mroué, rispettivamente con So Little Time, apologo anche satirico sulla recente storia del loro paese, e con l'anomala conferenza-spettacolo Pixelated Revolution.  

Tra le giovani compagnie del programma: Lab121 con L'inquilino, da un testo apparentemente horror e un po' surreale di Roland Topor, ma anche La Ballata dei Lenna con Human Animal, tratto da David Foster Wallace, realizzato in collaborazione con la Scuola Holden e Acti Teatri Indipendenti, Th(on)gu, con Zoo(m)out, interpretato da Guendalina Tondo e ispirato a L'uomo che cadde sulla terra di Walter Tevis (fu anche un film con David Bowie); Silvia Lorenzo con Elephant Woman, scritto e diretto da Andrea Gattinoni sulla falsariga del film di David Lynch; Kronoteatro, alle prese con Educazione sentimentale di Fiammetta Carena, un testo grottesco sulla misoginia.

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