Presentazione

XIX edizione - 2014

dal 1 al 22 giugno

PREMESSA
Il Festival delle Colline Torinesi nelle ultime edizioni ha dato voce, attraverso gli spettacoli, al disagio delle giovani generazioni - tutti ricorderanno il confronto tra Judith Malina e Silvia Calderoni in The Plot is the Revolution - forse alla rabbia di troppe persone emarginate, ha esplorato le tante facce della crisi, ma anche del degrado sociale, ha raccontato la privazione della libertà, ha guardato ad una primavera araba abortita, si è interrogato sull'identità dei nuovi italiani, sulla sofferenza degli emigranti, ha condannato i subdoli revisionismi storici. Si è cioè occupato di temi importanti con tenacia, non illudendosi mai che il teatro possa risolvere delle questioni, ma almeno sollevarle sì. Nel 2014 dopo le stragi in Egitto, in Siria, mentre continua l'odissea dei migranti nel Canale di Sicilia, mentre la politica in Europa si dimostra spesso incapace di dare risposte alla congiuntura, il Festival provvede a sollecitare gli artisti perché propongano liberamente e con spirito critico la loro visione estetico/politica della contemporaneità. Il Festival chiederà a essi di occuparsi non soltanto di repertorio, rileggendolo, degli eroi, ma proprio delle vite di tutti, magari di come l'esterno politico si riverbera in un interno domestico, di come una famiglia europea guarda al mondo, in una sera di Natale, e percepisce o patisce le contraddizioni del capitalismo, di come si doveva vivere in compagnia di Hitler o come una ragazza di oggi coltivi faticosamente i suoi sogni sullo sfondo della guerra civile egiziana.

«With music I can open a heart
as easily as you can open a door
and reach right in»
Martin Crimp

LE VITE DI TUTTI
Il Festival delle Colline Torinesi, in un'epoca di grave crisi, che mette a repentaglio la sua stessa esistenza, non trascura l'impegno preso col pubblico, quello di dar voce, attraverso gli artisti, al disagio delle giovani generazioni, a chi è privato della patria e della libertà e vive magari in una tenda di primo soccorso o fa la badante, alla protesta delle donne offese (che Testori raccolse già negli anni '70 proponendo una legge sul femminicidio), al grido di dolore dei discriminati per la loro identità sessuale. Un amore tra due adolescenti lo evoca Valter Malosti, adattando un romanzo proibito di Violette Leduc. Non sono mancate a questa diciannovesima edizione del Festival le adesioni di grandissimi nomi della creazione contemporanea italiana: da Antonio Latella, che inaugura il programma con la maratona di Francamente me ne infischio (guarda caso c'entra ancora Rossella O'Hara!) a Romeo Castellucci che esplora il mondo di Hölderlin, da Emma Dante a Valter Malosti stesso, dal Teatro delle Albe ai Motus, da Fanny & Alexander a ricci/forte. Tutti confermano un lungo e fecondo sodalizio. Così anche Michele Di Mauro e Cuocolo/Bosetti. Poi ci sono i nuovi arrivati come Lucia Calamaro che in L'origine del mondo ritrae le nevrosi della società contemporanea, tra frigoriferi vuoti e fragili psicanalisti, oppure le giovani realtà come Silvia Costa o Maniaci d'Amore che meglio di altri esprimono, in modo più filosofico o più surreale, la frustrazione e i sogni delle nuove generazioni. I nomi del teatro europeo in cartellone sono quelli prestigiosi di Marcial Di Fonzo Bo e Elise Vigier, graditi ritorni, che mettono in scena in prima nazionale un nuovo testo di Martin Crimp, Nella repubblica della felicità, una parabola molto critica, quasi corrosiva, sulla società contemporanea, un atto d'accusa delle contraddizioni del capitalismo. Lo stesso che, da un diverso punto di vista, sottende l'originalissimo Super Premium Soft Double Vanilla Rich del giapponese Toshiki Okada, autore e regista che si permette di combinare Bach e le isterie da supermercato. Un occidente al tramonto, anzi ormai in fiamme, lo raccontano Philipp Löhle e Anne Habermehl rispettivamente in L'incertezza della situazione e Aria di pietra, testi messi in scena dagli allievi della Scuola per Attori del Teatro Stabile di Torino nell'ambito del progetto Fabulamundi (lo stesso che porta a Torino alla Scuola Holden il romeno Pintilei). Al pubblico non mancheranno dunque stimoli culturali importanti. Ripresi da incontri, rassegne di film, da una mostra. L'appassionata partecipazione degli spettatori al dibattito che ne conseguirà è fondamentale per continuare.

Sergio Ariotti

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