Scheda Spettacolo

GIULIO CESARE. PEZZI STACCATI

sabato 2, domenica 3 giugno ore 18 e ore 20

Fondazione Merz, Torino

GIULIO CESARE. PEZZI STACCATI

Intervento drammatico su W.Shakespeare

Romeo Castellucci/Soc├Četas

durata 45'

Un intervento performativo che ripropone, in un'evocazione per frammenti, lo straordinario spettacolo di Romeo Castellucci del 1997. Una riflessione sul potere e sulla violenza della retorica politica (tre monologhi, due dei quali tratti dal primo atto della tragedia di Shakespeare) presentata attraverso l'esercizio estremo della voce.  Protagonista assoluto è l'interno stesso del corpo, dove la parola si forma.

 

di Romeo Castellucci
regia Romeo Castellucci

ideazione Romeo Castellucci
con Giulio Cesare: Gianni Plazzi, Marcantonio: Maurizio Cerasoli, ...vskji: Sergio Scaraltella
assistenza alla messa in scena Silvano Voltolina
tecnica Nicola Ratti
responsabile di produzione Benedetta Briglia
promozione e comunicazione Gilda Biasini, Giulia Colla
amministrazione Michela Medri, Elisa Bruno, Simona Barducci

produzione Societas

Nel quadro de "e la volpe disse al corvo. Corso di linguistica generale"
Progetto speciale della città di Bologna 2014

 

 

Durata 45'

Tornare a Giulio Cesare, spettacolo della Socìetas Raffaello Sanzio andato in scena per la prima volta nel 1997, non significa assecondare la nostalgia o la seduzione dell'autocitazione.
I discorsi di "...vskij" e Marco Antonio si fronteggiano ora come due nuclei vivi. Sono pezzi staccati come qualcosa che si riferisce a un tutto ma che, al contempo, lo supera in funzione. Sono immagini icastiche di quel dramma della voce, alle prese con il potere ammantato dalla forza della parola. La topologia del dire (dell'attore), incistato nel linguaggio e nelle sue macchine, la sua compromissione con la retorica, si inscrivono in una polarità che ha la forma del calco e dell'impronta. Al centro c'è il corpo con i suoi organi locutori, in ruolo di spicco.
Da un lato: il personaggio di "...vskij", allusione a uno dei padri fondatori del teatro, inserisce una telecamera endoscopica nella cavità nasale fino alla glottide. Il percorso dell'endoscopio è proiettato su uno schermo circolare che visualizza il viaggio a ritroso della voce fino alla soglia delle corde vocali. Il lungo tubo che conduce il soffio e le parole del dialogo tra Flavio, Marullo e il Ciabattino fino al suo sipario di carne, mostra l'origine sessuale delle parole, il limite tautologico di una voce che coincide con la vibrazione udibile-visibile del cavo orale. Assoluto tatuaggio della fonazione.
Dall'altro: Marco Antonio è un laringectomizzato. Mette sul piedistallo l'orazione funebre che è picco retorico del dramma, tensione al monumento, con una tecnica fonatoria altra. La voce, senza una gola di carne, diventa pulsione esofagea, puro vibrare di commozione. L'articolazione dei significati si offusca e svanisce: ne rimane la modulazione vocale, mezza persa e, d'un colpo, assorbita dai rumori del corpo. Il dire sgolato diventa l'esoscheletro della persuasione retorica, mentre il discorso coincide con un parlato letteralmente da una "ferita", la sola in grado di sopportare il racconto del corpo di Giulio Cesare trafitto da "bocche mute". Questo corpo senza l'organo del linguaggio (le corde vocali) è vessillo di un corpo di per sé eloquente come un 'io' invaso dal cadavere che occupa il trono del discorso con l'esposizione nuda di un castigo corporale.
In una teologia negativa della voce, il buco attraverso cui passa il respiro di Marco Antonio, lascia intravedere in assenza la gola rivoltata di "...vskij".

Piersandra Di Matteo

ROMEO CASTELLUCCI
Regista, creatore di scene, luci e costumi, Romeo Castellucci (Cesena, Italia, 1960) è conosciuto in tutto il mondo per aver dato vita a un teatro fondato sulla totalità delle arti e rivolto a una percezione integrale dell'opera. Ha inoltre scritto numerosi saggi teorici sulla regia. Il suo teatro propone una drammaturgia che ribalta il primato della letteratura, facendo del suo teatro una complessa forma d'arte; un teatro fatto di immagini straordinariamente ricche espresso in un linguaggio comprensibile come la musica, la scultura, la pittura o l'architettura.

La Socìetas Raffaello Sanzio, la compagnia teatrale creata nel 1981, è oggi riconosciuta internazionalmente come una delle più importanti per la sua radicale posizione estetica e la profondità umana delle sue creazioni. Dal 2006, dopo le undici rappresentazioni del ciclo della Tragedia Endogonidia, una monumentale ricapitolazione della tragedia nell'Europa contemporanea, Romeo Castellucci lavora anche su progetti individuali, in particolare nel mondo operistico. Le sue messe in scena sono regolarmente invitate e prodotti dai più prestigiosi teatri internazionali, festival e teatri dell'opera, in oltre cinquanta paesi che coprono tutti i continenti. Tra le sue creazioni più recenti: Sul Concetto di Volto nel figlio di Dio (2011), Parsifal di Richard Wagner (2011), The Four Seasons Restaurant (2012), Hyperion basato su Friedrich Hölderlin (2013), Orfeo ed Euridice di Christoph W. Gluck (2014), Neither di Morton Feldman (2014), Le Sacre du Printemps di Igor Stravinsky (2014), Ödipus der Tyrann di Friedrich Hölderlin (2015), e all'Opéra Bastille Moses und Aron di Arnold Schönberg (2015) Democracy in America (2017).

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